flora autoctona sulle ofioliti di pietra corva

Il trekking si snoda su mulattiere facilmente percorribili, in un contesto di ampie faggete. 

Lo sviluppo complessivo è di circa 9 km, con un dislivello complessivo di circa 300. La partenza è prevista nei pressi dell’Abitato di Cadelmonte, sopra Vaccarezza di Bobbio, lungo la strada per Pecorara. Si tratta di un percorso ad anello, che si snoda tra il Groppo, Il Pian Perduto e la Pietra Corva, tutte emergenze geologiche di origine ofiolitiche, testimoni dell’antico Oceano Ligure di epoca giurassica.

Proprio in prossimità dell’ultimo sperone vulcanico situato ormai in Lombardia, la Pietra Corva, troviamo la meta principale del nostro percorso.

Situato sul crinale tra Lombardia ed Emilia-Romagna il Giardino Botanico di Pietra Corva o di Praticchia è una vera perla botanica incastonata nell’alta valle del Trebbia, alle pendici del Monte Penice. La sua superficie è di circa 30.000 mq, di cui circa la metà occupata da un lembo di faggeta spontanea. Il Giardino Alpino di Pietra Corva è ubicato in comune di Romagnese (PV), a 950 m di altitudine, sul versante del Monte Pietra di Corvo, una scura emersione di roccia ofiolitica che sovrasta il giardino stesso.

Il giardino botanico alpino di Pietra Corva, gestito dalla provincia di Pavia tramite una convenzione con il comune di Romagnese e la comunità montana Oltrepò Pavese, è membro, insieme ad altri orti botanici italiani, francesi e svizzeri, dell’Associazione internazionale giardini botanici alpini, associazione che ha per scopo lo studio, la difesa e la conservazione della flora alpina di ogni continente.

Ideato e realizzato dal Dott. Antonio Ridella, valente veterinario e cinofilo, ma anche naturalista e grande appassionato ed esperto di botanica, il Giardino alpino di Pietra Corva fu aperto ufficialmente al pubblico nel 1967 con la finalità di conservare e adattare piante d’alta quota che egli stesso andava scoprendo attraverso viaggi ed escursioni botaniche effettuati non solo sulle Alpi ed Appennini ma anche su Pirenei, Carpazi, Caucaso sino all’Himalaya e Ande.

Quale “logo” del giardino è stata assunta la rara Meleagride minore (Fritillaria montana), delicata e frugale liliacea presente anche in alcune praterie aride limitrofe; essa appare infatti una delle specie più significative del territorio.

Le specie attualmente presenti nel giardino sono circa 1.200, suddivise nei vari settori principalmente secondo la provenienza geografica, le caratteristiche ecologiche e ambientali di crescita (faggeta appenninica, stagno e ambienti umidi, ambienti ofiolitici), le collezioni di generi importanti quali Saxifraga, Gentiana, Iris, Primula; Campanula. Sono circa 50 le specie presenti all’interno del giardino e rinvenibili anche negli ambienti ofiolitici presenti nella zona sovrastante il giardino e denominata “sassi neri”.

Lungo il percorso, tuttavia, si possono ritrovare non solo testimonianze botaniche, ma anche importanti elementi geologici e anche archeologici. La storia di Bobbio segue la storia dell’Italia specie settentrionale, ma anche europea distinguendosi molto per vicissitudini locali, inerenti alla preistoria

L’insediamento neolitico principale era il villaggio del Groppo sotto il monte omonimo e risulta il più antico insediamento umano della nostra zona; infatti, era già abitato circa 7000 anni fa. La sua posizione strategica fortificata era sul displuvio della valle del Tidone e del Trebbia, a poca distanza dal monte Pradegna e dalle cime dei monti Pan Perduto e Pietra Corva, e per ben 5000 anni fu preferita ad altre località e forse fu una delle ultime fortezze liguri a cadere sotto l’Impero Romano.
Qui gli scavi iniziati dal 1972 hanno rivelato manufatti litici e numerosi frammenti di ceramica impressa, accette ed asce realizzate con serpentino verde e lame in selce biancastra, una delle quali presenta una bella forma di foglia d’alloro.


Le testimonianze più arcaiche partono dal Neolitico inferiore (5000-4100 a .C.) con frammenti di ceramica impressa ad impasto grossolano di colore grigio scuro o rossiccio, con spessore notevole e molto irregolare; sono parti di pentole, vasi, scodelle e bicchieri costruiti senza l’ausilio del tornio. Si ritrovano rozzi coltelli in selce e punte di frecce. Inoltre dagli strumenti rinvenuti si riesce ad appurare che l’alimentazione era basata prevalentemente sulla caccia e sulla pesca e che l’uomo viveva nelle grotte. Durante il periodo del Neolitico medio (4100-3500 a.C.) la tecnica di lavorazione si affina notevolmente e vengono rinvenute ceramiche di color bruno lucido con uno spessore più sottile e regolare e ben decorata, le asce, i coltelli e le punte di frecce sono in serpentino e ben levigate, inoltre si trovano amuleti, anelli e frammenti di collane; infine, l’agricoltura sembra divenuta l’occupazione principale ma l’abitazione permane ancora all’interno delle grotte.

Nel Neolitico superiore (3500-2800 a.C.) le attività umane si potevano definire “industriali” e si praticava la tessitura, in questo periodo la ceramica è più lucida e sottile e finalizzata alle attività stanziali. Nell’Eneolitico (2800-2300 a.C.) il passaggio dall’età del Rame a quella del Bronzo è segnato dall’abbandono delle abitazioni in caverna ora utilizzati come sepolcri, e dalla costruzione di abitazioni in villaggi all’aperto.


Nel1928 a Pian dei Castelli si trovarono reperti risalenti all’Età del Bronzo (2300-1100 a.C), un’ascia ad alette e una punta di lancia in bronzo a forma di foglia. Anche nel villaggio del Groppo sono rinvenuti pregevoli reperti bronzei, come fibule, braccialetti, anelli ma anche asce e coltelli, la cui fusione del metallo era fatta sul luogo.

Quasi tutti i reperti sono conservati al Museo di Archeologia Ligure di Genova a Pegli, ospitato nelle sale della Villa Durazzo-Pallavicini; altro materiale rinvenuto è al Museo archeologico Nazionale di Parma. Probabilmente vi erano altri insediamenti rimasti sconosciuti anche per l’interruzione delle ricerche archeologiche.

Un commento

  1. Escursione molto bella, panorami diversi, tra il giardino botanico alpino, da rivedere tra un mese in piena fioritura e le falesie del Groppo! Una palestra di roccia scura , una gola inedita e suggestiva nel paesaggio dolce dell’appennino piacentino.
    Guida impeccabile, descrizione accurata del percorso , tempi rispettati!
    Alla prossima !

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